Il 5 aprile ricorre l’anniversario dell’inizio dell’assedio di Sarajevo. Per provare a ricordare questa data in un modo leggermente diverso dal solito, abbiamo chiesto a Matteo Pioppi, libraio e autore di diversi reportage per Meridiano 13 (Diario minimo di un viaggio in Uzbekistan, Paesaggi d’inverno. Un viaggio tra Istria e Bosnia e Da Tbilisi a Baku, in viaggio nel Caucaso meridionale) di consigliarci cinque libri che parlassero di quei giorni, di quei tempi, di quei fatti. Ecco le sue scelte.
Preghiera nell’assedio di Damir Ovčina, traduzione di Estera Miočić, Keller Edizioni, 2023
È il miglior romanzo scritto sull’assedio di Sarajevo. Ovčina ha una sua voce, uno stile di scrittura inconfondibile. Ossessivo, poetico ed evocativo. Sono pochi gli scrittori che scrivono con tanta intensità. In questo libro l’assedio lo viviamo da dentro il quartiere di Grbavica, assistiamo ad uccisioni sommarie, alla violenza anticomunista dei serbi di Bosnia, all’orrore dello sterminio su base etnica. Tutto questo viene controbilanciato da una storia d’amore, bellissima e intensa, che si basa sulla complicità di poche frasi, di non detti, di presenze leggere e assenze aleatorie.
Qui puoi leggere una nostra intervista a Damir Ovčina: “C’è solo quello che succede. E come ci si sente”. Intervista a Damir Ovčina, autore di “Preghiera nell’assedio”
Sarajevo, mon amour di Jovan Divjak, traduzione di Gianluca Paciucci, Infinito Edizioni, 2007
Bellissima e lunga intervista a Jovan Divjak, Comandante dell’Armija durante l’assedio di Sarajevo. Nel ripercorrere la vita di questa persona incredibile, buona parte è dedicata al periodo un cui Divjak organizzò la difesa di Sarajevo. Si approfondiscono aspetti militari, logistici e politici. Un libro indispensabile. Divjak ha sempre difeso il carattere multinazionale, multiculturale e multireligioso di Sarajevo e della Bosnia ed Erzegovina. Dobbiamo molto a questa persona, per quello che ha fatto durante l’assedio e per quello che ha fatto dopo con la sua associazione Obrazovanje Gradi BiH (L’educazione costruisce la Bosnia ed Erzegovina).
Sopravvivere a Sarajevo a cura di Fama Collection, Bébert Edizioni, 2017
Come si viveva durante l’assedio di Sarajevo? Che tipo di resistenze mettevano in pratica gli assediati? 4mila bombe al giorno, quattro milioni nei 1395 giorni di assedio, 11mila persone morte. Eppure i sarajevesi durante quegli anni terribili hanno organizzato un festival del cinema, messo in scena spettacoli di teatro, scavato un tunnel tra Dobrinja e Butmir. Dalle lavatrici si ricavavano stufe, dalla Miljacka un generatore autocostruito portava energia elettrica ad alcune abitazioni. Venne costruito anche un treno urbano, l’Unilok 1000 che poteva viaggiare sia sulle rotaie del tram che in strada. Tutto questo e tanto altro si trova in questo libro.
Qui puoi leggere altri articoli sull’assedio di Sarajevo.
Sarajevo con foto di Tom Stoddart e testo di Predrag Matvejević, Federico Motta Editore, 1995
Le fotografie in b/n di Stoddart sono istantanee di vita quotidiana. Bambini che guardano da dietro le finestre rotte, che giocano alla guerra nei giardini tra i palazzi, mentre i ragazzi più grandi giocano a basket in un momento di tregua. Una famiglia felice per la nascita di una bambina, i combattenti della città in scarpe da tennis, braghe corte e fucili.
Da Matvejević parole che risuonano ancora attuali:
L’Europa ha dato le dimissioni. I suoi governi rinnegano le loro responsabilità o se le rimpallano. L’UE ha capitolato davanti a Sarajevo. I nostri valori e i nostri principi più elementari sono sfregiati, la nostra dignità è avvilita. Davanti ad un umiliazione di tal fatta, non ci resta che conclamare la nostra collera fosse pure nel deserto.
Sarajevo 1992-1996 di Enrico Dagnino, Kuma International, 2023
Le foto di Dagnino ci raccontano altri lati della città durante l’assedio di Sarajevo. I militari al fronte in inverno con i maglioni di lana e giacche di fortuna, donne che lavano i panni nella Miljacka davanti alla Vijećnica, civili che trasportano tronchi di legno per scaldarsi nel rigido inverno.
Le foto negli obitori, dei funerali immersi nel gelo e nella neve, trincee riparate da carcasse di macchine. Le fotografie sono intense, potenti, spiazzanti. In questo quarto di secolo in cui le immagini non ci impressionano più, le fotografie di Dagnino hanno la capacità di scalfire le nostre abitudini e metterci di fronte alla tragedia della storia. Libro stampato e pubblicato a Sarajevo dalla mai doma Kuma International – Center for visual arts from post-conflict societies.